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A Modena ''Meravigliose avventure. Racconti di viaggiatori del passato''




Le esperienze di viaggio tra il 1400 e il 1800, attraverso testi illustrati del ricco patrimonio librario della Biblioteca Estense Universitaria




Tra le opere più preziose, una rarissima prima edizione della lettera di Cristoforo Colombo ai reali di Spagna e la Cosmografia di Tolomeo, realizzata per il duca Borso d'Este.

Fino al 6 gennaio 2019, la Galleria Estense di Modena ospita la mostra MERAVIGLIOSE AVVENTURE. Racconti di viaggiatori del passato.
L'esposizione, curata da Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi, e Annalisa Battini, presenta un'ampia selezione di testi illustrati, appartenenti al ricco patrimonio librario della Biblioteca Estense Universitaria, oltre a quadri, sculture, arti decorative e materiale etnografico, in grado di ripercorrere come l'esperienza del viaggio sia stata vissuta da esploratori, mercanti, pellegrini, tra il 1400 e il 1800.



Lontane dalle moderne guide turistiche, le relazioni annuali dei missionari e i libri pubblicati da mercanti, religiosi, ambasciatori, studiosi e curiosi al ritorno dai loro viaggi, rappresentarono testimonianze di valore ineguagliabile per la conoscenza di popoli e mondi ancora poco noti in Occidente.

A colpire il viaggiatore non erano soltanto la vita quotidiana e i costumi spesso inconsueti, i monumenti, le corti opulente dei sovrani orientali, ma anche le caratteristiche naturali dei paesi visitati e la loro cultura. Numerose sono infatti le opere che riservano ampio spazio alla descrizione dei riti religiosi e alla lingua, come nel caso degli idiomi dell'America meridionale.

La rassegna riscopre inoltre alcune figure quali Jean de Mandeville, Giovan Battista Ramusio, Matteo Ricci, Athanasius Kircher e Carsten Niebuhr, Francesco Gemelli Careri, Sybilla Merian e molti altri che con i loro racconti e i loro studi aiutarono i governi europei a intrattenere un rapporto più confidenziale con il resto del mondo. Materiale audiovisivo completa la narrazione delle meravigliose avventure esposte.



Suddivisa in sei sezioni, la mostra si apre con quella dedicata ai pellegrinaggi in Terrasanta, documentati già a partire dal IV secolo, ma le cui relazioni rimasero per lungo tempo rivestite da un'aurea di approssimazione, almeno fino all'affermarsi della potenza marittima di Venezia, che istituì un affidabile sistema di collegamento navale tra la città e la Palestina, provocando un aumento del numero di pellegrini e di conseguenza del numero di testimonianze. Contemporaneamente emerse una nuova attenzione per tutto ciò che era sconosciuto; nei racconti si fondevano a volte realtà e fantasia e, da semplice e scarno resoconto di viaggio, il racconto divenne passatempo letterario. Ne è un esempio la Guida al viaggio in Terrasanta di Francesco Petrarca o il Tractato de le piu maravegliose cosse di Jean de Mandeville.

Il viaggio prosegue quindi nel Vicino Oriente. A partire dalla seconda metà del secolo XV gli scambi culturali ed economici tra i paesi europei e l'Impero Ottomano diventarono sempre più intensi. Mentre pittori e incisori italiani furono chiamati a corte dal sultano Maometto II per realizzare ritratti e opere d'arte di varia natura, mercanti e ambasciatori frequentarono Costantinopoli allo scopo di instaurare nuovi rapporti economici e diplomatici o per consolidare relazioni già esistenti con i conquistatori turchi.

Le informazioni che questi viaggiatori fornirono attraverso libri di viaggio spesso illustrati circolarono rapidamente in Europa, diventando fonti documentarie importanti per conoscere la cultura e la vita quotidiana di quei luoghi e facendo anche scoprire capolavori archeologici come Palmira o il castello di Aleppo.
Meno frequenti sono i racconti sul continente Africano, oggetto della terza sezione.
A differenza delle regioni settentrionali, che avevano fatto parte integrante dell'Impero romano e di quelle occidentali esplorate dai portoghesi, le aree interne dell'Africa ancora nel XVI secolo furono per lo più sconosciute. L'Etiopia continuò a essere ritenuta la sede più probabile del favoloso Prete Gianni, il sovrano cristiano al quale sono tributari ben settantadue re, fino a quando la letteratura di viaggio non ne ridimensionò il significato. Con le sempre più frequenti ambascerie alla corte etiope, la regione cominciò ad acquistare tratti più precisi e realistici. Anche in questo caso, molte delle informazioni vennero diffuse dai gesuiti attraverso le lettere annue inviate a Roma e le varie opere sulla storia e la cultura etiope che furono pubblicate soprattutto nel corso del Seicento.

Una interessante testimonianza di evangelizzazione emerge dalla Historia Aethiopica, scritta nel 1681 dall'orientalista tedesco Hiob Ludolf, autore anche di una Grammatica Aethiopica
A partire dalla metà del Seicento s'intensificò l'attività di evangelizzazione svolta dai cappuccini in Africa. Nell'ambito della Missio antiqua si inserisce l'opera del missionario Giovanni Antonio Cavazzi da Montecuccolo, che trascorse quasi vent'anni in Congo. Nella sua Istorica descrittione de' regni Congo, Matamba et Angola l'autore mise a frutto le esperienze compiute durante il lungo soggiorno in quelle regioni, integrandole con notizie desunte dagli archivi dei cappuccini.
Si passa così in Estremo Oriente.
I primi a spingersi in quelle terre lontane non furono i mercanti bensì i missionari gesuiti che, incoraggiati dalla pax mongolica, tentarono di diffondervi il cristianesimo. È in questo contesto che spicca la figura di Matteo Ricci, il cui ritratto è riportato nella Descrizione della Cina (Description geographique historique, chronologique, politique, et physique de l'empire de la Chine et de la Tartarie chinoise), a fianco di Adam Schaal e Ferdinand Verbiest, altri due missionari gesuiti. Il successo della missione del monaco marchigiano inaugurò una lunga stagione di scambi scientifici, riccamente documentata da testi con immagini di strumenti di misurazione matematica.



Per gli europei del secolo XVI l'India, con i suoi ricchi mercati, significava soprattutto spezie e pietre preziose. Goa e Calicut furono i porti più frequentati, non solo dai portoghesi e dagli olandesi, e i loro nomi ricorrono spesso nei libri di viaggio, dall'Itinerario di Ludovico de Varthema, al Libro di Odoardo Barbessa, pubblicato nelle Navigationi et viaggi del Ramusio, che elencava il valore delle pietre preziose nel sud dell'India e a Ceylon e il prezzo delle spezie nel mercato di Calicut. Il commercio delle spezie aprì la strada anche al gusto per le arti decorative asiatiche che stimolò una moda 'alla cinese' a cui s'ispiravano mobili e vasellame europeo.

A interessare profondamente i viaggiatori e gli studiosi fu anche l'antica civiltà dell'India, come documenta l'opera di Athanasius Kircher che pubblicò una descrizione dell'alfabeto sanscrito e la prima trascrizione apparsa in Occidente dei testi del Padre Nostro e dell'Ave Maria, che gli furono forniti dal missionario Heinrich Roth.
Anche la medicina orientale suscitava molto interesse. Le potenzialità farmacologiche di molte piante indiane sono state descritte nel Hortus Indicus Malabaricus arricchito da bellissime incisioni.
La sezione dedicata alle Americhe si apre con una rarissima prima edizione della lettera che Colombo scrisse ai reali di Spagna annunciando la scoperta del nuovo continente. Si tratta di un documento di fondamentale importanza per capire le attitudini degli Europei verso il nuovo Mondo. Colombo è al tempo stesso affascinato dalla bellezza dei luoghi e dalle miti popolazioni che incontra, ma al tempo stesso le sue parole lasciano intravedere le depredazioni che l'Occidente europeo porterà a queste terre.



Notizie straordinarie su questo mondo sconosciuto non tardarono a moltiplicarsi attraverso le relazioni dei vari esploratori e, nel corso del Cinquecento, anche nelle carte geografiche trovarono spazio le terre dei cannibali, identificate con il Brasile.
Furono soprattutto Hans Staden, fatto prigioniero dalla popolazione brasiliana dei Tupinambà, con i quali visse per nove mesi, e Jean de Lery a fornire dettagliate descrizioni della vita e dei costumi di questo gruppo etnico.
Gli ornamenti di questi popoli attirarono i collezionisti occidentali a partire dal milanese Manfredo Settala nella cui Wunderkammer faceva bella mostra di sé il mantello di piume del sacerdote Tupinamba, oppure i bracciali e le cuffie Murrucu.

Il percorso espositivo mette in evidenza anche l'appassionante avventura di Maria Sybilla Merian. In un'epoca in cui i viaggi scientifici sono meno diffusi di quelli commerciali, una spedizione scientifica condotta da una donna appare quasi incredibile. Priva di finanziamenti, a causa anche dello scetticismo con il quale i potenziali sostenitori guardarono a questa iniziativa, la Merian parte per il Suriname allo scopo di studiare l'origine e la riproduzione degli insetti. Nel 1701 Sibylla Merian fece ritorno in patria con una consistente serie di disegni e schizzi realizzati su pergamena ai quali continuò a lavorare in vista della pubblicazione, che avvenne quattro anni dopo con il titolo Le metamorfosi degli insetti del Suriname (Dissertatio de generatione et metamorphosibus insectorum Surinamensium).

La mostra si chiude idealmente con una sezione di opere d'arte che rispecchiano lo scambio tra culture, tecniche e materiali che i viaggi e le esplorazioni nutrirono. È il caso delle nature morte con oggetti esotici come simbolo del lusso e della cultura dei proprietari, come nel caso della Natura morta con violino, frutta e bicchieri di Cristoforo Munari, con vasellame cinese e un bucchero del Messico. Alcuni dei lavori esposti presentano inoltre elementi ibridi come gli avori devozionali trasportati da oriente in occidente, raffiguranti San Giovanni Battista o la Madonna.
Nella Sala Campori della Biblioteca Estense Universitaria, al secondo piano di Palazzo dei Musei, è inoltre allestita una preziosa selezione di mappe geografiche e Atlanti. La mostra, Cartografia tra vecchi e nuovi mondi, è frutto della collaborazione tra Gallerie Estensi, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, dove la curatrice Sara Belotti, è attualmente ricercatrice presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali. La mostra mette in luce i documenti cartografici tra i più prestigiosi e importanti posseduti della Biblioteca Estense, tra cui la celebre Cosmografia di Tolomeo. Si tratta di un codice, realizzato per Borso d'Este, che oltre al suo valore artistico riveste un profondo significato storico e scientifico, poiché può essere considerato tra i primi "atlanti'' conosciuti che, recuperando le conoscenze astrologiche e geografiche dell'antichità dopo secoli di oblio durante il Medioevo, fece da modello per le carte prodotte a partire dai sec. XV-XVI. Nadia de Lutio e Erica Vecchio, bibliotecarie presso la Biblioteca Estense collaborano alla mostra.

La mostra Meravigliose Avventure è accompagnata da un catalogo pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore.

MERAVIGLIOSE AVVENTURE. Racconti di viaggiatori del passato
Galleria Estense, Sala Mostre
CARTOGRAFIA TRA VECCHI E NUOVI MONDI. Biblioteca Estense Universitaria, Sala Campori
Modena, Galleria Estense (largo Porta Sant'Agostino, 337)
Fino al 6 gennaio 2019
Informazioni: tel. +39 059 4395711; www.gallerie-estensi.beniculturali.it

Franca D. Scotti

Ottobre 2018

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A Modena ''Meravigliose avventure. Racconti di viaggiatori del passato''




Le esperienze di viaggio tra il 1400 e il 1800, attraverso testi illustrati del ricco patrimonio librario della Biblioteca Estense Universitaria




Tra le opere più preziose, una rarissima prima edizione della lettera di Cristoforo Colombo ai reali di Spagna e la Cosmografia di Tolomeo, realizzata per il duca Borso d'Este.

Fino al 6 gennaio 2019, la Galleria Estense di Modena ospita la mostra MERAVIGLIOSE AVVENTURE. Racconti di viaggiatori del passato.
L'esposizione, curata da Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi, e Annalisa Battini, presenta un'ampia selezione di testi illustrati, appartenenti al ricco patrimonio librario della Biblioteca Estense Universitaria, oltre a quadri, sculture, arti decorative e materiale etnografico, in grado di ripercorrere come l'esperienza del viaggio sia stata vissuta da esploratori, mercanti, pellegrini, tra il 1400 e il 1800.



Lontane dalle moderne guide turistiche, le relazioni annuali dei missionari e i libri pubblicati da mercanti, religiosi, ambasciatori, studiosi e curiosi al ritorno dai loro viaggi, rappresentarono testimonianze di valore ineguagliabile per la conoscenza di popoli e mondi ancora poco noti in Occidente.

A colpire il viaggiatore non erano soltanto la vita quotidiana e i costumi spesso inconsueti, i monumenti, le corti opulente dei sovrani orientali, ma anche le caratteristiche naturali dei paesi visitati e la loro cultura. Numerose sono infatti le opere che riservano ampio spazio alla descrizione dei riti religiosi e alla lingua, come nel caso degli idiomi dell'America meridionale.

La rassegna riscopre inoltre alcune figure quali Jean de Mandeville, Giovan Battista Ramusio, Matteo Ricci, Athanasius Kircher e Carsten Niebuhr, Francesco Gemelli Careri, Sybilla Merian e molti altri che con i loro racconti e i loro studi aiutarono i governi europei a intrattenere un rapporto più confidenziale con il resto del mondo. Materiale audiovisivo completa la narrazione delle meravigliose avventure esposte.



Suddivisa in sei sezioni, la mostra si apre con quella dedicata ai pellegrinaggi in Terrasanta, documentati già a partire dal IV secolo, ma le cui relazioni rimasero per lungo tempo rivestite da un'aurea di approssimazione, almeno fino all'affermarsi della potenza marittima di Venezia, che istituì un affidabile sistema di collegamento navale tra la città e la Palestina, provocando un aumento del numero di pellegrini e di conseguenza del numero di testimonianze. Contemporaneamente emerse una nuova attenzione per tutto ciò che era sconosciuto; nei racconti si fondevano a volte realtà e fantasia e, da semplice e scarno resoconto di viaggio, il racconto divenne passatempo letterario. Ne è un esempio la Guida al viaggio in Terrasanta di Francesco Petrarca o il Tractato de le piu maravegliose cosse di Jean de Mandeville.

Il viaggio prosegue quindi nel Vicino Oriente. A partire dalla seconda metà del secolo XV gli scambi culturali ed economici tra i paesi europei e l'Impero Ottomano diventarono sempre più intensi. Mentre pittori e incisori italiani furono chiamati a corte dal sultano Maometto II per realizzare ritratti e opere d'arte di varia natura, mercanti e ambasciatori frequentarono Costantinopoli allo scopo di instaurare nuovi rapporti economici e diplomatici o per consolidare relazioni già esistenti con i conquistatori turchi.

Le informazioni che questi viaggiatori fornirono attraverso libri di viaggio spesso illustrati circolarono rapidamente in Europa, diventando fonti documentarie importanti per conoscere la cultura e la vita quotidiana di quei luoghi e facendo anche scoprire capolavori archeologici come Palmira o il castello di Aleppo.
Meno frequenti sono i racconti sul continente Africano, oggetto della terza sezione.
A differenza delle regioni settentrionali, che avevano fatto parte integrante dell'Impero romano e di quelle occidentali esplorate dai portoghesi, le aree interne dell'Africa ancora nel XVI secolo furono per lo più sconosciute. L'Etiopia continuò a essere ritenuta la sede più probabile del favoloso Prete Gianni, il sovrano cristiano al quale sono tributari ben settantadue re, fino a quando la letteratura di viaggio non ne ridimensionò il significato. Con le sempre più frequenti ambascerie alla corte etiope, la regione cominciò ad acquistare tratti più precisi e realistici. Anche in questo caso, molte delle informazioni vennero diffuse dai gesuiti attraverso le lettere annue inviate a Roma e le varie opere sulla storia e la cultura etiope che furono pubblicate soprattutto nel corso del Seicento.

Una interessante testimonianza di evangelizzazione emerge dalla Historia Aethiopica, scritta nel 1681 dall'orientalista tedesco Hiob Ludolf, autore anche di una Grammatica Aethiopica
A partire dalla metà del Seicento s'intensificò l'attività di evangelizzazione svolta dai cappuccini in Africa. Nell'ambito della Missio antiqua si inserisce l'opera del missionario Giovanni Antonio Cavazzi da Montecuccolo, che trascorse quasi vent'anni in Congo. Nella sua Istorica descrittione de' regni Congo, Matamba et Angola l'autore mise a frutto le esperienze compiute durante il lungo soggiorno in quelle regioni, integrandole con notizie desunte dagli archivi dei cappuccini.
Si passa così in Estremo Oriente.
I primi a spingersi in quelle terre lontane non furono i mercanti bensì i missionari gesuiti che, incoraggiati dalla pax mongolica, tentarono di diffondervi il cristianesimo. È in questo contesto che spicca la figura di Matteo Ricci, il cui ritratto è riportato nella Descrizione della Cina (Description geographique historique, chronologique, politique, et physique de l'empire de la Chine et de la Tartarie chinoise), a fianco di Adam Schaal e Ferdinand Verbiest, altri due missionari gesuiti. Il successo della missione del monaco marchigiano inaugurò una lunga stagione di scambi scientifici, riccamente documentata da testi con immagini di strumenti di misurazione matematica.



Per gli europei del secolo XVI l'India, con i suoi ricchi mercati, significava soprattutto spezie e pietre preziose. Goa e Calicut furono i porti più frequentati, non solo dai portoghesi e dagli olandesi, e i loro nomi ricorrono spesso nei libri di viaggio, dall'Itinerario di Ludovico de Varthema, al Libro di Odoardo Barbessa, pubblicato nelle Navigationi et viaggi del Ramusio, che elencava il valore delle pietre preziose nel sud dell'India e a Ceylon e il prezzo delle spezie nel mercato di Calicut. Il commercio delle spezie aprì la strada anche al gusto per le arti decorative asiatiche che stimolò una moda 'alla cinese' a cui s'ispiravano mobili e vasellame europeo.

A interessare profondamente i viaggiatori e gli studiosi fu anche l'antica civiltà dell'India, come documenta l'opera di Athanasius Kircher che pubblicò una descrizione dell'alfabeto sanscrito e la prima trascrizione apparsa in Occidente dei testi del Padre Nostro e dell'Ave Maria, che gli furono forniti dal missionario Heinrich Roth.
Anche la medicina orientale suscitava molto interesse. Le potenzialità farmacologiche di molte piante indiane sono state descritte nel Hortus Indicus Malabaricus arricchito da bellissime incisioni.
La sezione dedicata alle Americhe si apre con una rarissima prima edizione della lettera che Colombo scrisse ai reali di Spagna annunciando la scoperta del nuovo continente. Si tratta di un documento di fondamentale importanza per capire le attitudini degli Europei verso il nuovo Mondo. Colombo è al tempo stesso affascinato dalla bellezza dei luoghi e dalle miti popolazioni che incontra, ma al tempo stesso le sue parole lasciano intravedere le depredazioni che l'Occidente europeo porterà a queste terre.



Notizie straordinarie su questo mondo sconosciuto non tardarono a moltiplicarsi attraverso le relazioni dei vari esploratori e, nel corso del Cinquecento, anche nelle carte geografiche trovarono spazio le terre dei cannibali, identificate con il Brasile.
Furono soprattutto Hans Staden, fatto prigioniero dalla popolazione brasiliana dei Tupinambà, con i quali visse per nove mesi, e Jean de Lery a fornire dettagliate descrizioni della vita e dei costumi di questo gruppo etnico.
Gli ornamenti di questi popoli attirarono i collezionisti occidentali a partire dal milanese Manfredo Settala nella cui Wunderkammer faceva bella mostra di sé il mantello di piume del sacerdote Tupinamba, oppure i bracciali e le cuffie Murrucu.

Il percorso espositivo mette in evidenza anche l'appassionante avventura di Maria Sybilla Merian. In un'epoca in cui i viaggi scientifici sono meno diffusi di quelli commerciali, una spedizione scientifica condotta da una donna appare quasi incredibile. Priva di finanziamenti, a causa anche dello scetticismo con il quale i potenziali sostenitori guardarono a questa iniziativa, la Merian parte per il Suriname allo scopo di studiare l'origine e la riproduzione degli insetti. Nel 1701 Sibylla Merian fece ritorno in patria con una consistente serie di disegni e schizzi realizzati su pergamena ai quali continuò a lavorare in vista della pubblicazione, che avvenne quattro anni dopo con il titolo Le metamorfosi degli insetti del Suriname (Dissertatio de generatione et metamorphosibus insectorum Surinamensium).

La mostra si chiude idealmente con una sezione di opere d'arte che rispecchiano lo scambio tra culture, tecniche e materiali che i viaggi e le esplorazioni nutrirono. È il caso delle nature morte con oggetti esotici come simbolo del lusso e della cultura dei proprietari, come nel caso della Natura morta con violino, frutta e bicchieri di Cristoforo Munari, con vasellame cinese e un bucchero del Messico. Alcuni dei lavori esposti presentano inoltre elementi ibridi come gli avori devozionali trasportati da oriente in occidente, raffiguranti San Giovanni Battista o la Madonna.
Nella Sala Campori della Biblioteca Estense Universitaria, al secondo piano di Palazzo dei Musei, è inoltre allestita una preziosa selezione di mappe geografiche e Atlanti. La mostra, Cartografia tra vecchi e nuovi mondi, è frutto della collaborazione tra Gallerie Estensi, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, dove la curatrice Sara Belotti, è attualmente ricercatrice presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali. La mostra mette in luce i documenti cartografici tra i più prestigiosi e importanti posseduti della Biblioteca Estense, tra cui la celebre Cosmografia di Tolomeo. Si tratta di un codice, realizzato per Borso d'Este, che oltre al suo valore artistico riveste un profondo significato storico e scientifico, poiché può essere considerato tra i primi "atlanti'' conosciuti che, recuperando le conoscenze astrologiche e geografiche dell'antichità dopo secoli di oblio durante il Medioevo, fece da modello per le carte prodotte a partire dai sec. XV-XVI. Nadia de Lutio e Erica Vecchio, bibliotecarie presso la Biblioteca Estense collaborano alla mostra.

La mostra Meravigliose Avventure è accompagnata da un catalogo pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore.

MERAVIGLIOSE AVVENTURE. Racconti di viaggiatori del passato
Galleria Estense, Sala Mostre
CARTOGRAFIA TRA VECCHI E NUOVI MONDI. Biblioteca Estense Universitaria, Sala Campori
Modena, Galleria Estense (largo Porta Sant'Agostino, 337)
Fino al 6 gennaio 2019
Informazioni: tel. +39 059 4395711; www.gallerie-estensi.beniculturali.it

Franca D. Scotti

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A Modena ''Meravigliose avventure. Racconti di viaggiatori del passato''




Le esperienze di viaggio tra il 1400 e il 1800, attraverso testi illustrati del ricco patrimonio librario della Biblioteca Estense Universitaria




Tra le opere più preziose, una rarissima prima edizione della lettera di Cristoforo Colombo ai reali di Spagna e la Cosmografia di Tolomeo, realizzata per il duca Borso d'Este.

Fino al 6 gennaio 2019, la Galleria Estense di Modena ospita la mostra MERAVIGLIOSE AVVENTURE. Racconti di viaggiatori del passato.
L'esposizione, curata da Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi, e Annalisa Battini, presenta un'ampia selezione di testi illustrati, appartenenti al ricco patrimonio librario della Biblioteca Estense Universitaria, oltre a quadri, sculture, arti decorative e materiale etnografico, in grado di ripercorrere come l'esperienza del viaggio sia stata vissuta da esploratori, mercanti, pellegrini, tra il 1400 e il 1800.



Lontane dalle moderne guide turistiche, le relazioni annuali dei missionari e i libri pubblicati da mercanti, religiosi, ambasciatori, studiosi e curiosi al ritorno dai loro viaggi, rappresentarono testimonianze di valore ineguagliabile per la conoscenza di popoli e mondi ancora poco noti in Occidente.

A colpire il viaggiatore non erano soltanto la vita quotidiana e i costumi spesso inconsueti, i monumenti, le corti opulente dei sovrani orientali, ma anche le caratteristiche naturali dei paesi visitati e la loro cultura. Numerose sono infatti le opere che riservano ampio spazio alla descrizione dei riti religiosi e alla lingua, come nel caso degli idiomi dell'America meridionale.

La rassegna riscopre inoltre alcune figure quali Jean de Mandeville, Giovan Battista Ramusio, Matteo Ricci, Athanasius Kircher e Carsten Niebuhr, Francesco Gemelli Careri, Sybilla Merian e molti altri che con i loro racconti e i loro studi aiutarono i governi europei a intrattenere un rapporto più confidenziale con il resto del mondo. Materiale audiovisivo completa la narrazione delle meravigliose avventure esposte.



Suddivisa in sei sezioni, la mostra si apre con quella dedicata ai pellegrinaggi in Terrasanta, documentati già a partire dal IV secolo, ma le cui relazioni rimasero per lungo tempo rivestite da un'aurea di approssimazione, almeno fino all'affermarsi della potenza marittima di Venezia, che istituì un affidabile sistema di collegamento navale tra la città e la Palestina, provocando un aumento del numero di pellegrini e di conseguenza del numero di testimonianze. Contemporaneamente emerse una nuova attenzione per tutto ciò che era sconosciuto; nei racconti si fondevano a volte realtà e fantasia e, da semplice e scarno resoconto di viaggio, il racconto divenne passatempo letterario. Ne è un esempio la Guida al viaggio in Terrasanta di Francesco Petrarca o il Tractato de le piu maravegliose cosse di Jean de Mandeville.

Il viaggio prosegue quindi nel Vicino Oriente. A partire dalla seconda metà del secolo XV gli scambi culturali ed economici tra i paesi europei e l'Impero Ottomano diventarono sempre più intensi. Mentre pittori e incisori italiani furono chiamati a corte dal sultano Maometto II per realizzare ritratti e opere d'arte di varia natura, mercanti e ambasciatori frequentarono Costantinopoli allo scopo di instaurare nuovi rapporti economici e diplomatici o per consolidare relazioni già esistenti con i conquistatori turchi.

Le informazioni che questi viaggiatori fornirono attraverso libri di viaggio spesso illustrati circolarono rapidamente in Europa, diventando fonti documentarie importanti per conoscere la cultura e la vita quotidiana di quei luoghi e facendo anche scoprire capolavori archeologici come Palmira o il castello di Aleppo.
Meno frequenti sono i racconti sul continente Africano, oggetto della terza sezione.
A differenza delle regioni settentrionali, che avevano fatto parte integrante dell'Impero romano e di quelle occidentali esplorate dai portoghesi, le aree interne dell'Africa ancora nel XVI secolo furono per lo più sconosciute. L'Etiopia continuò a essere ritenuta la sede più probabile del favoloso Prete Gianni, il sovrano cristiano al quale sono tributari ben settantadue re, fino a quando la letteratura di viaggio non ne ridimensionò il significato. Con le sempre più frequenti ambascerie alla corte etiope, la regione cominciò ad acquistare tratti più precisi e realistici. Anche in questo caso, molte delle informazioni vennero diffuse dai gesuiti attraverso le lettere annue inviate a Roma e le varie opere sulla storia e la cultura etiope che furono pubblicate soprattutto nel corso del Seicento.

Una interessante testimonianza di evangelizzazione emerge dalla Historia Aethiopica, scritta nel 1681 dall'orientalista tedesco Hiob Ludolf, autore anche di una Grammatica Aethiopica
A partire dalla metà del Seicento s'intensificò l'attività di evangelizzazione svolta dai cappuccini in Africa. Nell'ambito della Missio antiqua si inserisce l'opera del missionario Giovanni Antonio Cavazzi da Montecuccolo, che trascorse quasi vent'anni in Congo. Nella sua Istorica descrittione de' regni Congo, Matamba et Angola l'autore mise a frutto le esperienze compiute durante il lungo soggiorno in quelle regioni, integrandole con notizie desunte dagli archivi dei cappuccini.
Si passa così in Estremo Oriente.
I primi a spingersi in quelle terre lontane non furono i mercanti bensì i missionari gesuiti che, incoraggiati dalla pax mongolica, tentarono di diffondervi il cristianesimo. È in questo contesto che spicca la figura di Matteo Ricci, il cui ritratto è riportato nella Descrizione della Cina (Description geographique historique, chronologique, politique, et physique de l'empire de la Chine et de la Tartarie chinoise), a fianco di Adam Schaal e Ferdinand Verbiest, altri due missionari gesuiti. Il successo della missione del monaco marchigiano inaugurò una lunga stagione di scambi scientifici, riccamente documentata da testi con immagini di strumenti di misurazione matematica.



Per gli europei del secolo XVI l'India, con i suoi ricchi mercati, significava soprattutto spezie e pietre preziose. Goa e Calicut furono i porti più frequentati, non solo dai portoghesi e dagli olandesi, e i loro nomi ricorrono spesso nei libri di viaggio, dall'Itinerario di Ludovico de Varthema, al Libro di Odoardo Barbessa, pubblicato nelle Navigationi et viaggi del Ramusio, che elencava il valore delle pietre preziose nel sud dell'India e a Ceylon e il prezzo delle spezie nel mercato di Calicut. Il commercio delle spezie aprì la strada anche al gusto per le arti decorative asiatiche che stimolò una moda 'alla cinese' a cui s'ispiravano mobili e vasellame europeo.

A interessare profondamente i viaggiatori e gli studiosi fu anche l'antica civiltà dell'India, come documenta l'opera di Athanasius Kircher che pubblicò una descrizione dell'alfabeto sanscrito e la prima trascrizione apparsa in Occidente dei testi del Padre Nostro e dell'Ave Maria, che gli furono forniti dal missionario Heinrich Roth.
Anche la medicina orientale suscitava molto interesse. Le potenzialità farmacologiche di molte piante indiane sono state descritte nel Hortus Indicus Malabaricus arricchito da bellissime incisioni.
La sezione dedicata alle Americhe si apre con una rarissima prima edizione della lettera che Colombo scrisse ai reali di Spagna annunciando la scoperta del nuovo continente. Si tratta di un documento di fondamentale importanza per capire le attitudini degli Europei verso il nuovo Mondo. Colombo è al tempo stesso affascinato dalla bellezza dei luoghi e dalle miti popolazioni che incontra, ma al tempo stesso le sue parole lasciano intravedere le depredazioni che l'Occidente europeo porterà a queste terre.



Notizie straordinarie su questo mondo sconosciuto non tardarono a moltiplicarsi attraverso le relazioni dei vari esploratori e, nel corso del Cinquecento, anche nelle carte geografiche trovarono spazio le terre dei cannibali, identificate con il Brasile.
Furono soprattutto Hans Staden, fatto prigioniero dalla popolazione brasiliana dei Tupinambà, con i quali visse per nove mesi, e Jean de Lery a fornire dettagliate descrizioni della vita e dei costumi di questo gruppo etnico.
Gli ornamenti di questi popoli attirarono i collezionisti occidentali a partire dal milanese Manfredo Settala nella cui Wunderkammer faceva bella mostra di sé il mantello di piume del sacerdote Tupinamba, oppure i bracciali e le cuffie Murrucu.

Il percorso espositivo mette in evidenza anche l'appassionante avventura di Maria Sybilla Merian. In un'epoca in cui i viaggi scientifici sono meno diffusi di quelli commerciali, una spedizione scientifica condotta da una donna appare quasi incredibile. Priva di finanziamenti, a causa anche dello scetticismo con il quale i potenziali sostenitori guardarono a questa iniziativa, la Merian parte per il Suriname allo scopo di studiare l'origine e la riproduzione degli insetti. Nel 1701 Sibylla Merian fece ritorno in patria con una consistente serie di disegni e schizzi realizzati su pergamena ai quali continuò a lavorare in vista della pubblicazione, che avvenne quattro anni dopo con il titolo Le metamorfosi degli insetti del Suriname (Dissertatio de generatione et metamorphosibus insectorum Surinamensium).

La mostra si chiude idealmente con una sezione di opere d'arte che rispecchiano lo scambio tra culture, tecniche e materiali che i viaggi e le esplorazioni nutrirono. È il caso delle nature morte con oggetti esotici come simbolo del lusso e della cultura dei proprietari, come nel caso della Natura morta con violino, frutta e bicchieri di Cristoforo Munari, con vasellame cinese e un bucchero del Messico. Alcuni dei lavori esposti presentano inoltre elementi ibridi come gli avori devozionali trasportati da oriente in occidente, raffiguranti San Giovanni Battista o la Madonna.
Nella Sala Campori della Biblioteca Estense Universitaria, al secondo piano di Palazzo dei Musei, è inoltre allestita una preziosa selezione di mappe geografiche e Atlanti. La mostra, Cartografia tra vecchi e nuovi mondi, è frutto della collaborazione tra Gallerie Estensi, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, dove la curatrice Sara Belotti, è attualmente ricercatrice presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali. La mostra mette in luce i documenti cartografici tra i più prestigiosi e importanti posseduti della Biblioteca Estense, tra cui la celebre Cosmografia di Tolomeo. Si tratta di un codice, realizzato per Borso d'Este, che oltre al suo valore artistico riveste un profondo significato storico e scientifico, poiché può essere considerato tra i primi "atlanti'' conosciuti che, recuperando le conoscenze astrologiche e geografiche dell'antichità dopo secoli di oblio durante il Medioevo, fece da modello per le carte prodotte a partire dai sec. XV-XVI. Nadia de Lutio e Erica Vecchio, bibliotecarie presso la Biblioteca Estense collaborano alla mostra.

La mostra Meravigliose Avventure è accompagnata da un catalogo pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore.

MERAVIGLIOSE AVVENTURE. Racconti di viaggiatori del passato
Galleria Estense, Sala Mostre
CARTOGRAFIA TRA VECCHI E NUOVI MONDI. Biblioteca Estense Universitaria, Sala Campori
Modena, Galleria Estense (largo Porta Sant'Agostino, 337)
Fino al 6 gennaio 2019
Informazioni: tel. +39 059 4395711; www.gallerie-estensi.beniculturali.it

Franca D. Scotti

Ottobre 2018

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Apre il primo TEMPORARY BEAUTY STORE firmato LUXURY LAB COSMETICS


I brand più esclusivi della cosmesi, nel cuore di Milano
Dal 15 al 30 novembre, presso il nuovo Luxury Lab Cosmetics -The Beauty Store, due settimane dedicate alla scoperta, acquisto e testing di anteprime, promo, kit e novità firmate Natura Bissé, AHAVA, REN Clean Skicare, The Organic Pharmacy, 100BON, mi-rê e PROCEANIS. ... CONTINUA

YSL BEAUTÉ presenta il suo primo HOLIDAY LOOK

Gold Attraction

Creato dall'inimitabile Tom Pecheux, la collezione presenta un insieme di colori metallici scintillanti che illumina il volto con un dinamismo sofisticato e luccicante ... CONTINUA

Alla Fondazione Ferrero ''Dal nulla al sogno''




Fino al 25 febbraio la mostra ''Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen'' alla Fondazione Ferrero ad Alba

... CONTINUA

Il Rinascimento nelle terre ticinesi






Con l'allestimento di Mario Botta una importante mostra alla Pinacoteca Züst di Rancate (Mendrisio)


Franca D.Scotti

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CHROMA COLLECTION di PROENZA SCHOULER


Lancôme x Proenza Schouler un incontro di stili, due marche che condividono una visione di femminilità ... CONTINUA

Venite a scoprire la suite MARCHINA HAIR STYLING

Personalizzazione, avanguardia, rigore e scrupolosità

E' la ricetta di ogni trattamento Marchina Hair Styling, Atelier della Bellezza, dal 1972 in pieno centro a Milano con servizi di hair styling, estetica e barberia. ... CONTINUA

Fobia degli aghi? Finalmente c'è AHAVA, l'alternativa al BOTOX


Per il lancio della nuova linea antiage di Ahava, distribuita da Luxury Cosmetics Labs è stato scelto un nome biblico ''Apple of Sodom'' ... CONTINUA

Pelli sensibili e reattive? Mai così protette grazie a REPONSE DELICATE


Quando una pelle è delicata? Quando la carnagione ha un livello di tolleranza più basso della norma.
La famosa Maison MATIS PARIS, nota come Beauty Expert dal 1936, arricchisce le sue proposte di bellezza con innovative texture studiate su misura per le pelli più sensibili con REPONSE DELICATE ... CONTINUA

JAMES HEELEY, ideatore del brand, crea BLANC POUDRE


Una sensazione Bianco Cipria, impalpabile e sensuale
Il profumiere inglese James Heeley è fondatore e proprietario dell'omonima casa di profumi di lusso con sede a Parigi, una realtà indipendente che gli permette di creare nella massima libertà espressiva. ... CONTINUA

Carner Barcelona


Sara Carner, direttrice artistica di CARNER BARCELONA, ha presentato pochi giorni fa alla stampa italiana, incontrata per la prima volta, le quattro collezioni attraverso cui si articola il proprio brand distribuito in esclusiva per l'Italia (oggi è in 40 paesi) da Nobile1942 ... CONTINUA

CALZEDONIA apre in Etiopia? Non è un sogno ma una realtà


Il 18 ottobre 2018 Calzedonia ha inaugurato il suo primo impianto in Africa
La nuova struttura produttiva, ITACA TEXTILE PLC, sorgerà in Etiopia, a Macallè, nella Regione del Tigrai: ... CONTINUA

LANCOME lancia una limited edition speciale


Un'icona delle fragranze incontra una leggenda della street art
La vie est belle è diventata una delle fragranze francesi più iconiche, una vera leggenda di cultura contemporanea. Per questo motivo, il brand lancerà a settembre una Limited Edition di La vie est belle: ... CONTINUA

Cerdini & Quenardel: apre in centro a Milano




Il nuovo concept store che unisce gelato e champagne.
All'insegna di artigianalità, qualità ed eccellenza due grandi marchi uniscono le proprie esperienze e le proprie forze in un progetto unico ed esclusivo.


... CONTINUA

Al Vitra Design Museum: Victor Papanek: The Politics of Design





Con «Victor Papanek: The Politics of Design» il Vitra Design Museum presenta fino al 10 marzo 2019 la prima grande retrospettiva dedicata al designer, autore e attivista Victor J. Papanek (1923-1998).

Franca D. Scotti

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A Modena ''Meravigliose avventure. Racconti di viaggiatori del passato''




Le esperienze di viaggio tra il 1400 e il 1800, attraverso testi illustrati del ricco patrimonio librario della Biblioteca Estense Universitaria


... CONTINUA

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