CHIUDI ... VALDO FESTEGGIA 100 ANNI A MILANO Una celebrazione tra parole e immagini per raccontare il prosecco come fenomeno culturale''Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura''. E' questo il titolo dell'evento con cui l'azienda di Valdobbiadene ha celebrato a Milano i suoi primi cento anni. Un secolo di storia raccontato come un viaggio attraverso l'Italia, i suoi riti sociali e le trasformazioni del gusto che hanno reso il prosecco un'icona contemporanea. L'evento si è sviluppato come un racconto a più voci capace di intrecciare memoria collettiva, costume e visione d'impresa. Un format costruito come una narrazione fluida, scandita da immagini, che ha restituito la dimensione culturale del prosecco: non solo prodotto, ma gesto conviviale, linguaggio sociale e simbolo di italianità.A condurre il pubblico in questo percorso è stato Pino Strabioli, esperto di costume, regista e conduttore televisivo, divulgatore di cultura con la curiosità di chi ama incontrare persone e raccontare storie. Strabioli ha dialogato con Pierluigi Bolla, presidente Valdo e seconda generazione alla guida dell'azienda, con loro anche la chef stellata e interprete di una cucina sostenibile Chiara Pavan e il giornalista wine expert Giulio Somma. Il confronto ha attraversato epoche e prospettive diverse economiche, culturali e imprenditoriali restituendo il ritratto di un settore in continua evoluzione e di un brand capace di interpretarne i cambiamenti.Nel corso dell'incontro, Pierluigi Bolla si è soffermato sui momenti chiave della storia aziendale e sul ruolo della famiglia ambasciatrice del prosecco nel mondo sottolineando come celebrare cento anni significhi guardare al passato con orgoglio ma soprattutto al futuro con responsabilità. Bolla ha quindi sintetizzato l'identità dell'azienda: «Se dovessi rappresentare in una definizione la storia di Valdo direi: ''una vita vivace'', un claim di una campagna pubblicitaria degli anni '90, che racconta la nostra filosofia dinamica, curiosa e sempre protesa verso l'innovazione, la qualità e lo sviluppo della tradizione nel rispetto della nostra terra». Il Presidente ha inoltre ricordato: «Valdo ha sempre guardato al cambiamento con ottimismo, portando, con la freschezza di un perlage unico, gioia e positiva leggerezza anche nei tanti momenti di vita quotidiana», ha sottolineato anche la lungimiranza della scelta del nome: «Una delle decisioni più corrette è stata certamente quella di chiamarsi Valdo nel 1951, oggi Valdobbiadene è il luogo dove si produce l'eccellenza del Prosecco Superiore».La narrazione è partita dalle origini: la storia di Valdo è infatti anche la storia della famiglia Bolla, che in tre generazioni ha saputo coniugare passione e spirito imprenditoriale contribuendo alla diffusione globale del prosecco. Tutto ha inizio nel 1883, quando Albano Bolla, proprietario di una locanda a Soave, decide di produrre vino per i propri ospiti e di portarlo nei migliori locali di Venezia e Milano. Nel 1926 nasce la Società Anonima Vini Italiani Superiori e nel 1938 Sergio Bolla ne completa l'acquisizione, trasformandola nel 1951 in Valdo e avviando un decisivo percorso di sviluppo.Durante il talk sono emersi anche i temi dell'evoluzione del gusto e dei linguaggi del vino. Giulio Somma ha evidenziato il ruolo pionieristico dell'azienda nel panorama del prosecco: «Le cantine Valdo hanno avuto un ruolo fondamentale perché hanno spesso anticipato i tempi nelle loro scelte». Somma ha ricordato come l'attitudine all'accoglienza, già presente nella locanda di famiglia, abbia orientato l'azienda verso una visione centrata sul cliente: «Un approccio che oggi definiremmo marketing oriented, guidato dalla ricerca di unicità e da una logica quasi sartoriale che ha forgiato uno stile vinicolo riconoscibile. Dalle sperimentazioni sul metodo classico alle cuvée dedicate alla ristorazione fino alle etichette più recenti, si tratta di vini che esprimono profondità e complessità organolettica e raccontano una storia enologica significativa». Chiara Pavan ha invece sottolineato il ruolo della sostenibilità e della sensibilità contemporanea nel modo di intendere convivialità e cucina: «Il prosecco è molto richiesto nel mio ristorante, anche dal pubblico internazionale, per il suo carattere fresco, leggero e profumato, ideale in abbinamento ad antipasti e piatti di verdure o di pesce». La chef ha inoltre evidenziato il valore territoriale del vino: «Lo apprezzo molto anche per il suo forte legame con il territorio, una terra vocata con una ricchezza di sapori unica e molto stimolante per chi fa il mio lavoro».Il territorio è stato infatti uno dei grandi protagonisti della mattinata. Da cento anni Valdo produce a Valdobbiadene prosecco e spumanti valorizzando i frutti di un'area dalla vocazione vitivinicola unica: le colline tra Conegliano e Valdobbiadene, dichiarate Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 2019. Qui l'uva Glera trova la sua espressione più raffinata, interpretata da Valdo con rispetto, competenza e continuo spirito innovativo. Forte di questa storia, Valdo è entrata ufficialmente a far parte dell'Associazione Marchi Storici d'Italia, riconoscimento che ne attesta il ruolo nella storia imprenditoriale e culturale del Paese.Dagli anni Sessanta, con la distribuzione in tutta Italia e l'introduzione di continui miglioramenti tecnologici, fino alla diffusione internazionale tra anni Ottanta e Novanta e alla costruzione del nuovo stabilimento a Valdobbiadene, il racconto del talk ha restituito l'immagine di un'azienda capace di sintonizzarsi con l'evoluzione della società e delle abitudini di consumo, mantenendo saldo il legame con il territorio. La celebrazione del centenario guarda anche al futuro. In un contesto di mercato in evoluzione, Valdo ha avviato una nuova fase strategica che include l'acquisizione dell'azienda agricola I Magredi, nelle Grave del Friuli, 65 ettari di vigneti e un patrimonio vitivinicolo di grande valore, destinato allo sviluppo di nuovi progetti enologici tra vini fermi, metodo Charmat e metodo classico. Sul fronte dei nuovi consumi, l'azienda ha recentemente presentato Valdo Purø - Alcohol Free Blanc de Blancs, proposta dealcolata che interpreta le tendenze contemporanee.Con un secolo di storia alle spalle e lo sguardo rivolto al futuro, Valdo continua così a raccontare la propria identità come parte di un racconto più ampio: quello di un'Italia e di un mondo che cambia ma che continua a brindare con le sue bollicine! https://it.valdo.com/ Franca D.Scotti Marzo 2026 CHIUDI ... |
CHIUDI ... VALDO FESTEGGIA 100 ANNI A MILANO Una celebrazione tra parole e immagini per raccontare il prosecco come fenomeno culturale''Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura''. E' questo il titolo dell'evento con cui l'azienda di Valdobbiadene ha celebrato a Milano i suoi primi cento anni. Un secolo di storia raccontato come un viaggio attraverso l'Italia, i suoi riti sociali e le trasformazioni del gusto che hanno reso il prosecco un'icona contemporanea. L'evento si è sviluppato come un racconto a più voci capace di intrecciare memoria collettiva, costume e visione d'impresa. Un format costruito come una narrazione fluida, scandita da immagini, che ha restituito la dimensione culturale del prosecco: non solo prodotto, ma gesto conviviale, linguaggio sociale e simbolo di italianità.A condurre il pubblico in questo percorso è stato Pino Strabioli, esperto di costume, regista e conduttore televisivo, divulgatore di cultura con la curiosità di chi ama incontrare persone e raccontare storie. Strabioli ha dialogato con Pierluigi Bolla, presidente Valdo e seconda generazione alla guida dell'azienda, con loro anche la chef stellata e interprete di una cucina sostenibile Chiara Pavan e il giornalista wine expert Giulio Somma. Il confronto ha attraversato epoche e prospettive diverse economiche, culturali e imprenditoriali restituendo il ritratto di un settore in continua evoluzione e di un brand capace di interpretarne i cambiamenti.Nel corso dell'incontro, Pierluigi Bolla si è soffermato sui momenti chiave della storia aziendale e sul ruolo della famiglia ambasciatrice del prosecco nel mondo sottolineando come celebrare cento anni significhi guardare al passato con orgoglio ma soprattutto al futuro con responsabilità. Bolla ha quindi sintetizzato l'identità dell'azienda: «Se dovessi rappresentare in una definizione la storia di Valdo direi: ''una vita vivace'', un claim di una campagna pubblicitaria degli anni '90, che racconta la nostra filosofia dinamica, curiosa e sempre protesa verso l'innovazione, la qualità e lo sviluppo della tradizione nel rispetto della nostra terra». Il Presidente ha inoltre ricordato: «Valdo ha sempre guardato al cambiamento con ottimismo, portando, con la freschezza di un perlage unico, gioia e positiva leggerezza anche nei tanti momenti di vita quotidiana», ha sottolineato anche la lungimiranza della scelta del nome: «Una delle decisioni più corrette è stata certamente quella di chiamarsi Valdo nel 1951, oggi Valdobbiadene è il luogo dove si produce l'eccellenza del Prosecco Superiore».La narrazione è partita dalle origini: la storia di Valdo è infatti anche la storia della famiglia Bolla, che in tre generazioni ha saputo coniugare passione e spirito imprenditoriale contribuendo alla diffusione globale del prosecco. Tutto ha inizio nel 1883, quando Albano Bolla, proprietario di una locanda a Soave, decide di produrre vino per i propri ospiti e di portarlo nei migliori locali di Venezia e Milano. Nel 1926 nasce la Società Anonima Vini Italiani Superiori e nel 1938 Sergio Bolla ne completa l'acquisizione, trasformandola nel 1951 in Valdo e avviando un decisivo percorso di sviluppo.Durante il talk sono emersi anche i temi dell'evoluzione del gusto e dei linguaggi del vino. Giulio Somma ha evidenziato il ruolo pionieristico dell'azienda nel panorama del prosecco: «Le cantine Valdo hanno avuto un ruolo fondamentale perché hanno spesso anticipato i tempi nelle loro scelte». Somma ha ricordato come l'attitudine all'accoglienza, già presente nella locanda di famiglia, abbia orientato l'azienda verso una visione centrata sul cliente: «Un approccio che oggi definiremmo marketing oriented, guidato dalla ricerca di unicità e da una logica quasi sartoriale che ha forgiato uno stile vinicolo riconoscibile. Dalle sperimentazioni sul metodo classico alle cuvée dedicate alla ristorazione fino alle etichette più recenti, si tratta di vini che esprimono profondità e complessità organolettica e raccontano una storia enologica significativa». Chiara Pavan ha invece sottolineato il ruolo della sostenibilità e della sensibilità contemporanea nel modo di intendere convivialità e cucina: «Il prosecco è molto richiesto nel mio ristorante, anche dal pubblico internazionale, per il suo carattere fresco, leggero e profumato, ideale in abbinamento ad antipasti e piatti di verdure o di pesce». La chef ha inoltre evidenziato il valore territoriale del vino: «Lo apprezzo molto anche per il suo forte legame con il territorio, una terra vocata con una ricchezza di sapori unica e molto stimolante per chi fa il mio lavoro».Il territorio è stato infatti uno dei grandi protagonisti della mattinata. Da cento anni Valdo produce a Valdobbiadene prosecco e spumanti valorizzando i frutti di un'area dalla vocazione vitivinicola unica: le colline tra Conegliano e Valdobbiadene, dichiarate Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 2019. Qui l'uva Glera trova la sua espressione più raffinata, interpretata da Valdo con rispetto, competenza e continuo spirito innovativo. Forte di questa storia, Valdo è entrata ufficialmente a far parte dell'Associazione Marchi Storici d'Italia, riconoscimento che ne attesta il ruolo nella storia imprenditoriale e culturale del Paese.Dagli anni Sessanta, con la distribuzione in tutta Italia e l'introduzione di continui miglioramenti tecnologici, fino alla diffusione internazionale tra anni Ottanta e Novanta e alla costruzione del nuovo stabilimento a Valdobbiadene, il racconto del talk ha restituito l'immagine di un'azienda capace di sintonizzarsi con l'evoluzione della società e delle abitudini di consumo, mantenendo saldo il legame con il territorio. La celebrazione del centenario guarda anche al futuro. In un contesto di mercato in evoluzione, Valdo ha avviato una nuova fase strategica che include l'acquisizione dell'azienda agricola I Magredi, nelle Grave del Friuli, 65 ettari di vigneti e un patrimonio vitivinicolo di grande valore, destinato allo sviluppo di nuovi progetti enologici tra vini fermi, metodo Charmat e metodo classico. Sul fronte dei nuovi consumi, l'azienda ha recentemente presentato Valdo Purø - Alcohol Free Blanc de Blancs, proposta dealcolata che interpreta le tendenze contemporanee.Con un secolo di storia alle spalle e lo sguardo rivolto al futuro, Valdo continua così a raccontare la propria identità come parte di un racconto più ampio: quello di un'Italia e di un mondo che cambia ma che continua a brindare con le sue bollicine! https://it.valdo.com/ Franca D.Scotti Marzo 2026 CHIUDI ... |
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Un format costruito come una narrazione fluida, scandita da immagini, che ha restituito la dimensione culturale del prosecco: non solo prodotto, ma gesto conviviale, linguaggio sociale e simbolo di italianità.A condurre il pubblico in questo percorso è stato Pino Strabioli, esperto di costume, regista e conduttore televisivo, divulgatore di cultura con la curiosità di chi ama incontrare persone e raccontare storie. Strabioli ha dialogato con Pierluigi Bolla, presidente Valdo e seconda generazione alla guida dell'azienda, con loro anche la chef stellata e interprete di una cucina sostenibile Chiara Pavan e il giornalista wine expert Giulio Somma. Il confronto ha attraversato epoche e prospettive diverse economiche, culturali e imprenditoriali restituendo il ritratto di un settore in continua evoluzione e di un brand capace di interpretarne i cambiamenti.Nel corso dell'incontro, Pierluigi Bolla si è soffermato sui momenti chiave della storia aziendale e sul ruolo della famiglia ambasciatrice del prosecco nel mondo sottolineando come celebrare cento anni significhi guardare al passato con orgoglio ma soprattutto al futuro con responsabilità. Bolla ha quindi sintetizzato l'identità dell'azienda: «Se dovessi rappresentare in una definizione la storia di Valdo direi: ''una vita vivace'', un claim di una campagna pubblicitaria degli anni '90, che racconta la nostra filosofia dinamica, curiosa e sempre protesa verso l'innovazione, la qualità e lo sviluppo della tradizione nel rispetto della nostra terra». Il Presidente ha inoltre ricordato: «Valdo ha sempre guardato al cambiamento con ottimismo, portando, con la freschezza di un perlage unico, gioia e positiva leggerezza anche nei tanti momenti di vita quotidiana», ha sottolineato anche la lungimiranza della scelta del nome: «Una delle decisioni più corrette è stata certamente quella di chiamarsi Valdo nel 1951, oggi Valdobbiadene è il luogo dove si produce l'eccellenza del Prosecco Superiore».La narrazione è partita dalle origini: la storia di Valdo è infatti anche la storia della famiglia Bolla, che in tre generazioni ha saputo coniugare passione e spirito imprenditoriale contribuendo alla diffusione globale del prosecco. Tutto ha inizio nel 1883, quando Albano Bolla, proprietario di una locanda a Soave, decide di produrre vino per i propri ospiti e di portarlo nei migliori locali di Venezia e Milano. Nel 1926 nasce la Società Anonima Vini Italiani Superiori e nel 1938 Sergio Bolla ne completa l'acquisizione, trasformandola nel 1951 in Valdo e avviando un decisivo percorso di sviluppo.Durante il talk sono emersi anche i temi dell'evoluzione del gusto e dei linguaggi del vino. Giulio Somma ha evidenziato il ruolo pionieristico dell'azienda nel panorama del prosecco: «Le cantine Valdo hanno avuto un ruolo fondamentale perché hanno spesso anticipato i tempi nelle loro scelte». Somma ha ricordato come l'attitudine all'accoglienza, già presente nella locanda di famiglia, abbia orientato l'azienda verso una visione centrata sul cliente: «Un approccio che oggi definiremmo marketing oriented, guidato dalla ricerca di unicità e da una logica quasi sartoriale che ha forgiato uno stile vinicolo riconoscibile. Dalle sperimentazioni sul metodo classico alle cuvée dedicate alla ristorazione fino alle etichette più recenti, si tratta di vini che esprimono profondità e complessità organolettica e raccontano una storia enologica significativa». Chiara Pavan ha invece sottolineato il ruolo della sostenibilità e della sensibilità contemporanea nel modo di intendere convivialità e cucina: «Il prosecco è molto richiesto nel mio ristorante, anche dal pubblico internazionale, per il suo carattere fresco, leggero e profumato, ideale in abbinamento ad antipasti e piatti di verdure o di pesce». La chef ha inoltre evidenziato il valore territoriale del vino: «Lo apprezzo molto anche per il suo forte legame con il territorio, una terra vocata con una ricchezza di sapori unica e molto stimolante per chi fa il mio lavoro».Il territorio è stato infatti uno dei grandi protagonisti della mattinata. 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