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A Lugano, Museo d'arte della Svizzera italiana: ''Boetti/Salvo''





Fino al 27 agosto al LAC Lugano Arte e Cultura ''Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando''

Franca D.Scotti



Il Museo d'arte della Svizzera italiana prosegue la sua riflessione su alcune figure e
movimenti che hanno segnato la storia dell'arte contemporanea presentando, fino al 27 agosto , la mostra ''Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando''.
L'esposizione intende indagare la relazione intellettuale e di amicizia intercorsa tra Alighiero Boetti e Salvo nella Torino dei tardi anni Sessanta.

In concomitanza allo Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, l'allestimento dal titolo ''Torino 1966-1973'', documenta il vitale contesto artistico dell'Arte povera in cui i due artisti si trovarono ad operare.

Alighiero Boetti (1940-1994) e Salvo (1947-2015), fra le figure più originali della scena artistica italiana della seconda metà del Novecento, iniziarono la loro attività sul finire degli anni '60 a Torino, città in quel periodo teatro di particolare fermento artistico e intellettuale, e lì, dal 1969 al 1971, condivisero lo studio in Corso Principe Oddone 88.



Il sottotitolo stesso dell'esposizione, ''Vivere lavorando giocando'', è una citazione di Salvo che, nel maggio 2011,definì con questi tre termini il suo rapporto con Alighiero in occasione di una giornata di studio dedicata a Boetti.

La mostra di Lugano intende dunque dare forma visiva a questa intensa
avventura esistenziale in cui ''giocare'' con l'arte era in realtà attività rigorosa, avvincente ed irrinunciabile.


La mostra
L'esposizione ''Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando'' presenta circa centocinquanta opere e si avvale di prestiti internazionali concessi dall'Archivio Alighiero Boetti di Roma, dall'Archivio Salvo di Torino, da musei e gallerie e collezioni private.
La prima parte dell'esposizione si concentra sul dialogo e lo scambio di matrice concettuale tra i due artisti al volgere degli anni '70, periodo d'intensissima frequentazione nel clima di generale innovamento della Torino dell'Arte povera, allora animata da spazi vitali e innovativi quali le gallerie Sperone, Notizie e Christian Stein.


In questi anni Boetti è orientato verso una costante riformulazione della sua identità d'artista: l'idea di autorialità, di messa in scena del soggetto nel suo raddoppiarsi, moltiplicarsi o perdersi è ossessivamente presente nella sua ricerca.
Parallelamente il tempo, inteso sia come oggetto di riflessione sia come attiva forza creatrice, diviene motivo di sfida e confronto costante.
Nello stesso periodo prende avvio la fascinazione per l'''ordine e disordine'' dei fenomeni della realtà indagati da Alighiero alla ricerca di un sistema di regole, leggi, criteri ordinatori che, applicati a parole e immagini, dettino la configurazione dell'opera su spazi bidimensionali.



Per Salvo gli anni a cavallo tra il 1969 e i primi '70 rappresentano il momento dell'affermazione della propria identità e l'assunzione del proprio Ego a soggetto di riferimento e di celebrazione del sé attraverso un processo di autostoricizzazione
venato d'ironia. Fino al 1972 circa, lavori fotografici di matrice concettuale si
alternano alle lapidi e ai ricami caratterizzati da iscrizioni di parole e frasi. Attorno al 1973 Salvo, noto per la sua memoria prodigiosa e il suo sapere enciclopedico, vira verso una pittura figurativa intrisa di riferimenti alla storia dell'arte, scelta del tutto insolita in quella stagione di concettualismo dominante.
Sia Boetti sia Salvo si interrogano dunque, pur con accezioni e modalità diverse, sulla rappresentazione del sé, sulla loro identità di individui e di artisti mantenendo sempre fisso lo sguardo sulla complessità del reale (Boetti) e sul mistero dell'arte (Salvo).

Nelle prime sezioni il percorso espositivo si articola in capitoli quali ''Immagine del sé'', ''Fare frasi'', ''Tautologie'', ''Pensare il tempo'' e ''Mappe'', in cui le opere dei due artisti dialogano direttamente.
La seconda parte della mostra, dal titolo ''Infinita varietà del tutto'', mette a fuoco, invece, gli sviluppi successivi delle rispettive ricerche condotte ormai in modo completamente autonomo, l'allestimento tiene conto, dunque, della progressiva distanza venutasi a creare tra i due artisti.


A partire dal 1972, anno del trasferimento di Boetti a Roma, rimane tra i due artisti una comune adesione a temi quali l'identità, il viaggio o la morte, ma è la concezione stessa della superficie bidimensionale nell'uno e della pittura nell'altro a dividerli irrimediabilmente.

Salvo, da metà degli anni Settanta, si dedica al mezzo pittorico in modo totalizzante, mentre Boetti si orienta, sebbene non esclusivamente, verso la pratica concettuale della proliferazione e della delega assegnando cioè ad assistenti, collaboratori e artigiani, a volte a lui sconosciuti, la realizzazione delle opere, spesso concepite in serie, cicli o varianti. Entrambi aprono la strada a una molteplicità di linguaggi e tecniche offrendo un fondamentale contributo alla riflessione concettuale degli anni '60 e '70 del Novecento.



Boetti e Salvo rimangono ancora oggi figure di riferimento per le generazioni di artisti postconcettuali del ventunesimo secolo.
Agata Boetti, dell'Archivio Alighiero Boetti, e Norma Mangione con Cristina Tuarivoli, dell'Archivio Salvo, hanno svolto un ruolo essenziale nella preparazione della mostra.
Le preziose informazioni e i materiali, talvolta inediti, generosamente messi a disposizione hanno costituito un valore fondamentale per il progetto espositivo.


Torino 1966-1973 (Spazio -1, 9 aprile-23 luglio 2017)
Con l'obiettivo di ricostruire l'intenso scenario artistico e culturale entro cui Boetti e Salvo intrapresero i rispettivi percorsi, viene presentato presso lo Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati un allestimento volto a documentare il clima artistico a Torino tra gli anni '60 e '70.
Un periodo, questo, di grande vitalità espressiva caratterizzato, a partire dal 1967, dalla formazione del movimento dell'Arte povera ispirato dal critico Germano Celant. Opere scelte di Giovanni Anselmo, Pierpaolo Calzolari, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Aldo Mondino, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Gianni Piacentino, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio e degli stessi Alighiero Boetti e Salvo testimoniano gli esiti più significativi di quel momento nonché il vivace clima intellettuale venutosi a creare a Torino in quegli anni.
Le opere in mostra, 30 circa e tutte selezionatissime, provengono dalla Collezione Olgiati, da depositi a lungo termine al MASI e da prestiti di musei e collezionisti privati.

Il catalogo
''Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando'' e ''Torino 1966-1973'' sono documentate nella medesima pubblicazione in italiano e inglese, corredata da immagini a colori di tutte le opere esposte e fotografie inedite. Testi di Bettina Della Casa, Francesco Guzzetti, Giorgio Verzotti unitamente a testimonianze di artisti e amici coevi. Casagrande Edizioni, Bellinzona.

Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando
LAC Lugano Arte e Cultura
Piazza Bernardino Luini 6, 6901 Lugano
+41 (0)58 866 4230
info@masilugano.ch
www.masilugano.ch

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A Lugano, Museo d'arte della Svizzera italiana: ''Boetti/Salvo''





Fino al 27 agosto al LAC Lugano Arte e Cultura ''Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando''

Franca D.Scotti



Il Museo d'arte della Svizzera italiana prosegue la sua riflessione su alcune figure e
movimenti che hanno segnato la storia dell'arte contemporanea presentando, fino al 27 agosto , la mostra ''Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando''.
L'esposizione intende indagare la relazione intellettuale e di amicizia intercorsa tra Alighiero Boetti e Salvo nella Torino dei tardi anni Sessanta.

In concomitanza allo Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, l'allestimento dal titolo ''Torino 1966-1973'', documenta il vitale contesto artistico dell'Arte povera in cui i due artisti si trovarono ad operare.

Alighiero Boetti (1940-1994) e Salvo (1947-2015), fra le figure più originali della scena artistica italiana della seconda metà del Novecento, iniziarono la loro attività sul finire degli anni '60 a Torino, città in quel periodo teatro di particolare fermento artistico e intellettuale, e lì, dal 1969 al 1971, condivisero lo studio in Corso Principe Oddone 88.



Il sottotitolo stesso dell'esposizione, ''Vivere lavorando giocando'', è una citazione di Salvo che, nel maggio 2011,definì con questi tre termini il suo rapporto con Alighiero in occasione di una giornata di studio dedicata a Boetti.

La mostra di Lugano intende dunque dare forma visiva a questa intensa
avventura esistenziale in cui ''giocare'' con l'arte era in realtà attività rigorosa, avvincente ed irrinunciabile.


La mostra
L'esposizione ''Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando'' presenta circa centocinquanta opere e si avvale di prestiti internazionali concessi dall'Archivio Alighiero Boetti di Roma, dall'Archivio Salvo di Torino, da musei e gallerie e collezioni private.
La prima parte dell'esposizione si concentra sul dialogo e lo scambio di matrice concettuale tra i due artisti al volgere degli anni '70, periodo d'intensissima frequentazione nel clima di generale innovamento della Torino dell'Arte povera, allora animata da spazi vitali e innovativi quali le gallerie Sperone, Notizie e Christian Stein.


In questi anni Boetti è orientato verso una costante riformulazione della sua identità d'artista: l'idea di autorialità, di messa in scena del soggetto nel suo raddoppiarsi, moltiplicarsi o perdersi è ossessivamente presente nella sua ricerca.
Parallelamente il tempo, inteso sia come oggetto di riflessione sia come attiva forza creatrice, diviene motivo di sfida e confronto costante.
Nello stesso periodo prende avvio la fascinazione per l'''ordine e disordine'' dei fenomeni della realtà indagati da Alighiero alla ricerca di un sistema di regole, leggi, criteri ordinatori che, applicati a parole e immagini, dettino la configurazione dell'opera su spazi bidimensionali.



Per Salvo gli anni a cavallo tra il 1969 e i primi '70 rappresentano il momento dell'affermazione della propria identità e l'assunzione del proprio Ego a soggetto di riferimento e di celebrazione del sé attraverso un processo di autostoricizzazione
venato d'ironia. Fino al 1972 circa, lavori fotografici di matrice concettuale si
alternano alle lapidi e ai ricami caratterizzati da iscrizioni di parole e frasi. Attorno al 1973 Salvo, noto per la sua memoria prodigiosa e il suo sapere enciclopedico, vira verso una pittura figurativa intrisa di riferimenti alla storia dell'arte, scelta del tutto insolita in quella stagione di concettualismo dominante.
Sia Boetti sia Salvo si interrogano dunque, pur con accezioni e modalità diverse, sulla rappresentazione del sé, sulla loro identità di individui e di artisti mantenendo sempre fisso lo sguardo sulla complessità del reale (Boetti) e sul mistero dell'arte (Salvo).

Nelle prime sezioni il percorso espositivo si articola in capitoli quali ''Immagine del sé'', ''Fare frasi'', ''Tautologie'', ''Pensare il tempo'' e ''Mappe'', in cui le opere dei due artisti dialogano direttamente.
La seconda parte della mostra, dal titolo ''Infinita varietà del tutto'', mette a fuoco, invece, gli sviluppi successivi delle rispettive ricerche condotte ormai in modo completamente autonomo, l'allestimento tiene conto, dunque, della progressiva distanza venutasi a creare tra i due artisti.


A partire dal 1972, anno del trasferimento di Boetti a Roma, rimane tra i due artisti una comune adesione a temi quali l'identità, il viaggio o la morte, ma è la concezione stessa della superficie bidimensionale nell'uno e della pittura nell'altro a dividerli irrimediabilmente.

Salvo, da metà degli anni Settanta, si dedica al mezzo pittorico in modo totalizzante, mentre Boetti si orienta, sebbene non esclusivamente, verso la pratica concettuale della proliferazione e della delega assegnando cioè ad assistenti, collaboratori e artigiani, a volte a lui sconosciuti, la realizzazione delle opere, spesso concepite in serie, cicli o varianti. Entrambi aprono la strada a una molteplicità di linguaggi e tecniche offrendo un fondamentale contributo alla riflessione concettuale degli anni '60 e '70 del Novecento.



Boetti e Salvo rimangono ancora oggi figure di riferimento per le generazioni di artisti postconcettuali del ventunesimo secolo.
Agata Boetti, dell'Archivio Alighiero Boetti, e Norma Mangione con Cristina Tuarivoli, dell'Archivio Salvo, hanno svolto un ruolo essenziale nella preparazione della mostra.
Le preziose informazioni e i materiali, talvolta inediti, generosamente messi a disposizione hanno costituito un valore fondamentale per il progetto espositivo.


Torino 1966-1973 (Spazio -1, 9 aprile-23 luglio 2017)
Con l'obiettivo di ricostruire l'intenso scenario artistico e culturale entro cui Boetti e Salvo intrapresero i rispettivi percorsi, viene presentato presso lo Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati un allestimento volto a documentare il clima artistico a Torino tra gli anni '60 e '70.
Un periodo, questo, di grande vitalità espressiva caratterizzato, a partire dal 1967, dalla formazione del movimento dell'Arte povera ispirato dal critico Germano Celant. Opere scelte di Giovanni Anselmo, Pierpaolo Calzolari, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Aldo Mondino, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Gianni Piacentino, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio e degli stessi Alighiero Boetti e Salvo testimoniano gli esiti più significativi di quel momento nonché il vivace clima intellettuale venutosi a creare a Torino in quegli anni.
Le opere in mostra, 30 circa e tutte selezionatissime, provengono dalla Collezione Olgiati, da depositi a lungo termine al MASI e da prestiti di musei e collezionisti privati.

Il catalogo
''Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando'' e ''Torino 1966-1973'' sono documentate nella medesima pubblicazione in italiano e inglese, corredata da immagini a colori di tutte le opere esposte e fotografie inedite. Testi di Bettina Della Casa, Francesco Guzzetti, Giorgio Verzotti unitamente a testimonianze di artisti e amici coevi. Casagrande Edizioni, Bellinzona.

Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando
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Il Museo d'arte della Svizzera italiana prosegue la sua riflessione su alcune figure e
movimenti che hanno segnato la storia dell'arte contemporanea presentando, fino al 27 agosto , la mostra ''Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando''.
L'esposizione intende indagare la relazione intellettuale e di amicizia intercorsa tra Alighiero Boetti e Salvo nella Torino dei tardi anni Sessanta.

In concomitanza allo Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, l'allestimento dal titolo ''Torino 1966-1973'', documenta il vitale contesto artistico dell'Arte povera in cui i due artisti si trovarono ad operare.

Alighiero Boetti (1940-1994) e Salvo (1947-2015), fra le figure più originali della scena artistica italiana della seconda metà del Novecento, iniziarono la loro attività sul finire degli anni '60 a Torino, città in quel periodo teatro di particolare fermento artistico e intellettuale, e lì, dal 1969 al 1971, condivisero lo studio in Corso Principe Oddone 88.



Il sottotitolo stesso dell'esposizione, ''Vivere lavorando giocando'', è una citazione di Salvo che, nel maggio 2011,definì con questi tre termini il suo rapporto con Alighiero in occasione di una giornata di studio dedicata a Boetti.

La mostra di Lugano intende dunque dare forma visiva a questa intensa
avventura esistenziale in cui ''giocare'' con l'arte era in realtà attività rigorosa, avvincente ed irrinunciabile.


La mostra
L'esposizione ''Boetti/Salvo. Vivere lavorando giocando'' presenta circa centocinquanta opere e si avvale di prestiti internazionali concessi dall'Archivio Alighiero Boetti di Roma, dall'Archivio Salvo di Torino, da musei e gallerie e collezioni private.
La prima parte dell'esposizione si concentra sul dialogo e lo scambio di matrice concettuale tra i due artisti al volgere degli anni '70, periodo d'intensissima frequentazione nel clima di generale innovamento della Torino dell'Arte povera, allora animata da spazi vitali e innovativi quali le gallerie Sperone, Notizie e Christian Stein.


In questi anni Boetti è orientato verso una costante riformulazione della sua identità d'artista: l'idea di autorialità, di messa in scena del soggetto nel suo raddoppiarsi, moltiplicarsi o perdersi è ossessivamente presente nella sua ricerca.
Parallelamente il tempo, inteso sia come oggetto di riflessione sia come attiva forza creatrice, diviene motivo di sfida e confronto costante.
Nello stesso periodo prende avvio la fascinazione per l'''ordine e disordine'' dei fenomeni della realtà indagati da Alighiero alla ricerca di un sistema di regole, leggi, criteri ordinatori che, applicati a parole e immagini, dettino la configurazione dell'opera su spazi bidimensionali.



Per Salvo gli anni a cavallo tra il 1969 e i primi '70 rappresentano il momento dell'affermazione della propria identità e l'assunzione del proprio Ego a soggetto di riferimento e di celebrazione del sé attraverso un processo di autostoricizzazione
venato d'ironia. Fino al 1972 circa, lavori fotografici di matrice concettuale si
alternano alle lapidi e ai ricami caratterizzati da iscrizioni di parole e frasi. Attorno al 1973 Salvo, noto per la sua memoria prodigiosa e il suo sapere enciclopedico, vira verso una pittura figurativa intrisa di riferimenti alla storia dell'arte, scelta del tutto insolita in quella stagione di concettualismo dominante.
Sia Boetti sia Salvo si interrogano dunque, pur con accezioni e modalità diverse, sulla rappresentazione del sé, sulla loro identità di individui e di artisti mantenendo sempre fisso lo sguardo sulla complessità del reale (Boetti) e sul mistero dell'arte (Salvo).

Nelle prime sezioni il percorso espositivo si articola in capitoli quali ''Immagine del sé'', ''Fare frasi'', ''Tautologie'', ''Pensare il tempo'' e ''Mappe'', in cui le opere dei due artisti dialogano direttamente.
La seconda parte della mostra, dal titolo ''Infinita varietà del tutto'', mette a fuoco, invece, gli sviluppi successivi delle rispettive ricerche condotte ormai in modo completamente autonomo, l'allestimento tiene conto, dunque, della progressiva distanza venutasi a creare tra i due artisti.


A partire dal 1972, anno del trasferimento di Boetti a Roma, rimane tra i due artisti una comune adesione a temi quali l'identità, il viaggio o la morte, ma è la concezione stessa della superficie bidimensionale nell'uno e della pittura nell'altro a dividerli irrimediabilmente.

Salvo, da metà degli anni Settanta, si dedica al mezzo pittorico in modo totalizzante, mentre Boetti si orienta, sebbene non esclusivamente, verso la pratica concettuale della proliferazione e della delega assegnando cioè ad assistenti, collaboratori e artigiani, a volte a lui sconosciuti, la realizzazione delle opere, spesso concepite in serie, cicli o varianti. Entrambi aprono la strada a una molteplicità di linguaggi e tecniche offrendo un fondamentale contributo alla riflessione concettuale degli anni '60 e '70 del Novecento.



Boetti e Salvo rimangono ancora oggi figure di riferimento per le generazioni di artisti postconcettuali del ventunesimo secolo.
Agata Boetti, dell'Archivio Alighiero Boetti, e Norma Mangione con Cristina Tuarivoli, dell'Archivio Salvo, hanno svolto un ruolo essenziale nella preparazione della mostra.
Le preziose informazioni e i materiali, talvolta inediti, generosamente messi a disposizione hanno costituito un valore fondamentale per il progetto espositivo.


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Un periodo, questo, di grande vitalità espressiva caratterizzato, a partire dal 1967, dalla formazione del movimento dell'Arte povera ispirato dal critico Germano Celant. Opere scelte di Giovanni Anselmo, Pierpaolo Calzolari, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Aldo Mondino, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Gianni Piacentino, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio e degli stessi Alighiero Boetti e Salvo testimoniano gli esiti più significativi di quel momento nonché il vivace clima intellettuale venutosi a creare a Torino in quegli anni.
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A Locarno, alla Pinacoteca Comunale Casa Rusca: ''Robert Indiana''





Fino al 13 agosto, la Pinacoteca Comunale Casa Rusca di Locarno ospita la bella mostra ''Robert Indiana'' a cura di Rudy Chiappini

Franca D.Scotti

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A Carpi, musei di Palazzo dei Pio: Alla corte del re di Francia (1505-1535)





Fino al 18 giugno la mostra dedicata ad Alberto Pio e gli artisti di Carpi nei cantieri del Rinascimento francese

Franca D.Scotti

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Alla Villa Reale di Monza: da Monet a Bacon. Capolavori della Johannesburg Art Gallery




Fino al 2 luglio, la stagione espositiva della Villa Reale di Monza si arricchisce di un nuovo appuntamento

Franca D.Scotti

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PENHALIGON'S ti porta all'HAMMAM


Penhaligon's presenta Savoy Steam, creata dal profumiere Juliette Karagueuzolglou, una fragranza fresca che regala la sensazione di benessere che si prova in un hammam. ... CONTINUA

EQUINOX BLOOM un tè del pomeriggio ed un bouquet di primi fiori primaverili by PENHALIGON'S


Penhaligon's svela il suo primo dolce e delizioso profumo gourmand, ispirato alla tradizione tipicamente inglese del tè pomeridiano, ed al momento di transizione in cui il giorno diventa sera e l'inverno cede il passo alla primavera. ... CONTINUA

PAOLAP presenta DOLL HOUSE SPRING SUMMER '17 collection


DOLL HOUSE è la nuova collezione S/S '17 di PAOLAP ispirata all'omonimo testo teatrale ''Casa di bambola'' di H. Ibsen e dedicata a tutte le donne che credono in loro stesse e nell'autenticità del proprio essere. ... CONTINUA

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